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Da Palazzo San Giacomo e Palazzo Santa Lucia a Napoli ci sarà circa un chilometro di strada. A piedi si fa in un quarto d’ora, ma Luigi de Magistris ha impiegato due mesi per arrivare dal suo ufficio di piazza Municipio a quello del governatore Vincenzo De Luca. E tutto per restarci una mezz’ora scarsa e tornarsene poi indietro. Non a mani vuote, però. La via del ritorno il sindaco l’ha fatta con in tasca la consapevolezza di poter resistere ancora al suo posto, e forse anche fino alla fine della consiliatura. A prezzo, però, di un’intesa difficile da fare ingoiare a suoi alleati che da giovani facevano gli antagonisti, e che in fondo sono gli unici a essergli rimasti sempre accanto, seppure in cambio di un assessorato e di qualche altro incarico.

Previsioni bulgare

E che cosa c’entra il Covid in tutto questo? C’entra, perché l’emergenza sanitaria e l’alto profilo istituzionale da mantenere in una situazione di crisi come questa rappresentano lo schermo migliore dietro il quale sindaco e presidente della Regione, ma soprattutto il primo, possono coprire il vero motivo di un incontro arrivato dopo anni di reciproca acidità, quando non di esplicite attestazioni di disistima. La pandemia ha delineato chiaramente l’attuale peso dei due: il De Luca del lanciafiamme, delle dirette-show via social e delle cinquanta ordinanze ormai non lo prende più nessuno. Viaggia verso una riconferma da molti prevista con percentuali bulgare, e non ha alcun interesse all’apertura di una crisi a Palazzo San Giacomo che porterebbe a un raddoppio elettorale, con il voto comunale napoletano a fare ombra a quello regionale.

Inseguimento di due mesi

E a de Magistris tocca accontentarsi. La sua giunta si regge su equilibri fragili, il futuro è incerto (un’alleanza con l’ala 5 Stelle che fa riferimento al presidente della Camera Fico è possibile ma non ancora concreta) e il sostegno degli uomini di De Luca che siedono in consiglio comunale gli è indispensabile. Nei momenti più difficili dell’emergenza, il sindaco ha cercato di guadagnare visibilità — da tradurre poi in peso politico — con argomenti anche validi come il reddito d’emergenza, sul quale poi è arrivato anche il governo, ma De Luca ormai aveva già occupato tutti gli spazi, e a de Magistris non è rimasto altro che inseguirlo per due mesi, senza peraltro riuscire a stabilire un contatto. Ma siccome anche lui di tecniche comunicative un po’ se ne intende, ha colto l’occasione al volo. E quando lunedì è intervenuto in radio alla trasmissione Un giorno da pecora, e gli intervistatori lo hanno stuzzicato sui suoi rapporti con De Luca, lui ha capito che quello era il momento di stringere: «Domani gli telefono». A quel punto all’altro è toccato rispondergli e concordare un incontro. In cui, come da comunicato ufficiale, si è parlato (anche) di emergenza Covid e di fase 2, e della necessità di iniziative comuni per consolidare l’immagine positiva di Napoli e della Campania. Meno male.

23 maggio 2020 (modifica il 23 maggio 2020 | 22:30)

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